Pietro Salemme

Psicologo Psicoterapeuta a Roma

Il Training Autogeno (T.A.): un metodo di approccio al Relaxing psico-somatico

Il metodo del Training Autogeno proviene da J.H. Schultz, uno psichiatra tedesco vissuto negli anni ’30. Risente molto della tradizione orientale e delle tecniche meditative yoga ma in tal senso ne ha esportato i principi teorici e pratici più conformi alla cultura occidentale. Il T.A. è un sistema di apprendimento psicosomatico, esso infatti coinvolge il nostro Sistema Nervoso Autonomo, ovvero quello non regolato dalla nostra volontà. Il S.N.A. innerva soprattutto gli organi interni, come stomaco, intestino, fegato, cuore, ma anche la pelle e gli occhi e muscolatura scheletrica. Per questo motivo il T.A. sembra essere particolarmente indicato per sciogliere tensioni che inconsapevolmente possiamo accumulare in diversi siti corporei, andando a regolare, attraverso l’innervazione del S.N.A., il tono delle fibre muscolari che costituiscono il muscolo, ad esempio bicipite del braccio, ma che sono presenti anche nei tessuti degli organi come intestino, stomaco, etc. etc.. Il T.A. si divide in esercizi inferiori, medi e superiori, necessita dunque di un tempo di apprendimento che varia da tre mesi per quelli inferiori, fino a due anni per quelli superiori. Il T.A. può essere appreso con l’aiuto di un conduttore che suggerisce alcune formule verbali e favorisce la discesa del soggetto nello stato di relaxing. Il soggetto poi, una volta fatta l’esperienza di immersione e di ascolto delle sensazioni corporee, guidata dalla voce del conduttore, ripeterà da solo a casa l’esercizio. Il metodo T.A. si compone dunque di due momenti, uno guidato e uno in autonomia, che quindi lo contraddistinguono come un metodo di autoipnosi che però necessita della guida del conduttore via via che si prosegue dagli esercizi inferiori fino ai superiori. Le formule iniziali per procedere all’ascolto dei siti corporei cui rivolgere un’attenzione libera riguardano le due sensazioni di calore e pesantezza, che sono i primi segnali del relaxing che sta avvenendo. Il conduttore induce ad esplorare al contempo anche il proprio respiro, che sarà addominale e non toracico. Il respiro addominale aiuta ad incidere sullo stato di rilassamento del muscolo diaframmatico, ma non solo. Il respiro addominale, con gonfiamento e sgonfiamento dell’addome mediante inspirazione ed espirazione, aiuta a scendere nell’ascolto di sé come unità di psiche-soma, a prendere distacco dalle passioni che ci coinvolgono nel quotidiano, ad essere nel presente del qui ed ora e a godere di questo presente, ovvero a svuotarsi di tutti i pensieri parassiti che appesantiscono sottraendo energia vitale. Lo stesso ritmo di inspirazione ed espirazione può essere associato negli esercizi medi alla fuoriuscita di ricordi o immagini negative durante la fase espiratoria. Il momento subito dopo l’esercizio è molto importante, perché consente alla diade conduttore-terapeuta/paziente di parlare dell’esperienza appena fatta, delle sensazioni riscontrate, dei siti corporei più o meno tesi, delle immagini psichiche emerse, sia facilitanti sia ostacolanti il relaxing.

Il T.A. è molto indicato per soggetti sofferenti di ansia generalizzata, di attacchi di panico, di cefalea tensiva, gastrite e coliti di natura psicogena. E’ molto adiuvante per chi soffre di ansia da prestazione e per problemi relazionali, in cui la gestione dello stress diviene difficoltosa, alterando la propria capacità di restare in relazione con l’altro senza essere posseduto dai propri stati emotivi. Per questo possiamo dire che il Training Autogeno può essere considerato, per la sua proprietà di far accedere all’unità psiche-soma, una metodica psicoterapica, che inaugura uno sviluppo di percorso psicoterapico, a partire dalle immagini che possono emergere dall’inconscio e su cui poter fare luce attraverso il dialogo. Per la sua natura di esperienza psicocorporea il T.A. può anche essere usato per singole tranches temporali, andando ad attenuare certi stili ansiosi del soggetto. Il tempo minimo di trattamento con T.A. oscilla dai tre ai sei mesi.

Uno degli esercizi avanzati medi riguarda la regolazione del Plesso Solare, localizzato al centro dell’addome, attraverso la creazione di immagini guidate che rilassano gli organi presenti in sede addominale (intestino, stomaco, fegato etc…). Due degli esercizi superiori riguardano il rallentamento del battito cardiaco o la rappresentazione per immagini della teca cranica come vuota e irradiata di luce. In generale l’apporto della Visual Imagery risulta essere fondamentale nello svolgimento degli esercizi superiori.

Ansia, Attacco di Panico, Angoscia

L’ansia è costituita da un insieme di risposte fisiologiche e psicologiche e possiamo definirla come uno stato di depressione o di agitazione accompagnato da sentimenti di stress. Dobbiamo distinguere tra ansia di stato e ansia di tratto : nell’ansia di stato si verifica uno stato emotivo temporaneo, che varia d’intensità e nel tempo e l’individuo vi si sente gettato in situazioni specifiche. Gli stimoli ambientali influenzano dunque l’ansia di stato. Con ansia di tratto si intendono le differenze individuali, più o meno stabili nella persona, nel percepire alcune situazioni esterne o interne a sé stessi come pericolose o minacciose. Ad esempio l’ansia da prestazione, se lieve prima di un esame sarà da considerarsi di stato ma non è da confondersi con la cosiddetta ansia preparatoria o antecedente ad un compito, la quale è anzi auspicabile nel soggetto che, seguendo una tipica metafora del corridore, è nella posizione del “pronti” prima della partenza. Spesso possono avvertirsi a tal proposito, un giorno prima della prova o nei pochi minuti o istanti antecedenti, delle manifestazioni di ansia somatica come dolori muscolari localizzati, piccoli pruriti o in generale segnali del corpo che se il soggetto riconosce nel tempo come avvertimenti dello stato preparatorio, possono essere di grande ausilio nel mantenimento dello stato interno di fiducia di sé, influendo positivamente sui livelli di concentrazione e attenzione richiesti. Paradossalmente potremmo dire che l’ansia in tal caso può essere il monitoraggio di una buona e fiduciosa prontezza all’azione preparata nel tempo. E’ chiaro però che l’ansia come vissuto fenomenico, perdurando, diventerà un’ostacolo per molte dimensioni dell’essere insieme agli altri e via via, aumentando i livelli di attivazione fisiologica e psicologica, potrà diventare disfunzionale, recando problemi all’individuo che ne sta soffrendo, trasformandosi possibilmente e progressivamente incrementandosi come attacco di panico. Quando si inizia a soffrire di ripetute esperienze di panico, bisogna intervenire con la psicoterapia. Il panico è un termine di derivazione greco antica, proviene da “Pan” che significa “tutto” ed era anche il nome di un dio dei boschi, raffigurato come satiro. In effetti il “tutto” come esperienza percettiva e quindi psicologica anima il fenomeno dell’attacco di panico, in cui il soggetto si sente perso in una dimensione di “senza confine”, avverte una paura incontrollata che si impadronisce della sua capacità di controllo, può sentire il vuoto interno o il pieno nella testa, può avere pensieri negativi che aumentano il suo stato di sentirsi in balia, non padrone di sé e dei propri atti, può avere immagini mentali che velocemente si alternano al suo occhio psichico interno, etc. etc… Spesso lo stato psichico, pur nelle sue varianti soggettive, può accompagnarsi a manifestazioni concomitanti fisiologiche rilevanti come respirazione affannosa, mancanza del respiro, sudorazione diffusa, tachicardia, dolori sternali di natura muscolare, amnesia transitoria etc. etc… Molto indicato per l’attacco di panico è il Training Autogeno, di cui darò riferimenti introduttivi nell’articolo seguente (vedi sotto).

L’angoscia deriva dal termine tedesco angst e rimanda ad una sorta di “stretta” vissuta a livello del petto più come contenuto psichico di sofferenza senza “faccia”, cioè cui il soggetto non può dare nome e identità, ovvero non sa identificarla, che come correlato fisiologico. La dimensione interna ovvero intrapsichica affonda nell’inconscio, che manifesta alla coscienza tramite il sintomo dell’angoscia l’attivazione di contenuti non elaborati, che a loro volta premono attraverso il manifestarsi stesso della sensazione di occlusione dell’orizzonte esistenziale. Può darsi che allora l’angoscia sia il motore per comprenderne il senso che porta al progetto nuovo di vita. Un percorso di psicoterapia risulta essere necessario e indispensabile, cosi come nel caso di attacco di panico, sempre sulla base di libera scelta e desiderio personale, perché entrambi sono sintomi disfunzionali che rimandano ad una costituzione sottostante dell’emergenza sintomatologica. In entrambi cioè vi sarebbe il sostrato inconscio ad indicare la via per comprendere e andare verso l’individuazione del Sè.

Abitare: dodici storie ai margini. Edizioni Universitarie Romane, Roma 2006.

Quando il mondo interno dell’individuo si inflaziona, ovvero si riempie di contenuti inconsci che invadono la coscienza perché da questa non sono stati elaborati, allora anche l’abitare esterno, come cura del proprio spazio protetto, in cui trascorrere parte della propria esistenza, si fa pieno di oggetti che si accumulano e non si dismettono più o non si rinnovano. Ecco allora che l’ambiente fisico in cui si alberga rispecchia il mondo interno dell’individuo. Quanto più lo spazio dell’abitare è occupato da contenuti intrapsichici concretizzati negli oggetti, tanto più la casa non può ospitare rapporti umani e resta nell’abbandono di sguardi e incontri. Il testo del libro, di cui sono autore, riguarda l’esperienza di visite domiciliari negli anni dal 1997 al 2005, quando ho prestato servizio come psicologo fino al 2015 all’interno di una Comunità Terapeutica della ASL. Con tale servizio di visite domiciliari presso le abitazioni dei nostri ospiti pazienti, abbiamo potuto assistere e aiutare molti di loro, grazie all’operato di equipe diretta dal dott. Giorgio Villa, psichiatra, con cui ho personalmente condotto studi clinici ed etno-antropologici, grazie alla sua esperienza di ricerca in campo sciamanologico siberiano, in particolare nell’area del Nepal. Molti dei nostri ospiti si sono riappropriati del loro appartamento, in alcuni casi senza più le utenze per la vita domestica, come acqua, bagni, riscaldamento, in altri con la riapertura della casa, che da abbandonata da tutti poteva rinascere ospitando amici incontrati in comunità per un abitare condiviso. Con il tempo siamo riusciti a riaprire e rendere di nuovo vivo il mondo dell’abitare dei nostri ospiti, raggiungendo il numero di venti case assistite sul territorio, con un turn over di fino a 14 residenti in Comunità e 36 che vi soggiornavano in regime diurno o per poche ore al giorno, per poi fare ritorno alla propria abitazione.

La ricerca clinica sul campo, ovvero sul territorio, ha dimostrato con gli esempi viventi, che si può intervenire anche in situazioni difficili, restituendo a chi lo ha perso il diritto di vivere in un luogo preferito, affettivo e di propria scelta.

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Leggi la cookie policy.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi