Pietro Salemme

Psicologo Psicoterapeuta a Roma

Il Sogno : l ‘Ombra e l’ Individuazione (parte 3).

Durante il sogno, il sognatore può venire in contatto con la propria Ombra. Si riprende qui la concezione di C. G. Jung e del suo studioso M. Trevi, secondo cui viene elaborata la dimensione dell’Ombra come realtà della vita di ognuno. Essa viene raffigurata in sogno, ora nel suo aspetto immaginale e metaforico, che prende sembianze via via di personaggi che mutano a seconda dell’integrazione elaborativa alla coscienza, ora come simbolo che lega e mette insieme le polarità psichiche. Essa è luce di un corpo che richiama la sua parte in oscurità che di quello costituisce il limite e la definizione. Infatti, per comprendere ancora più a fondo, il termine greco antico “schià”, che traduciamo come “ombra”, ha anche il senso più sfumato di “contorno”, “profilo”, “penombra”, quasi a voler dire che l’ombra dà, con il suo chiaro-scuro del profilo o del limite tra luce e oscurità, una definizione psichica. Quindi la proprietà dell’Ombra ha una valenza plurima, perché se da un lato indica i contenuti personali che sono nell’oscuro dell’inconscio e che si sottraggono alla luce della coscienza, al contempo quando l’Ombra prende le sembianze di ciò o di colui/colei che si presenta al sognatore, essa delinea la pienezza di una differenziazione psicologica per cui dallo spurio, non scartato e non segregato nell’inconscio, si accede ad una ricchezza trasformativa dell’individuo tutto. Facciamo qualche esempio per delucidare e andare avanti nel discorso. Può accadere di sognare un uomo zingaro che ci avvicina, si fa imperioso o brusco nei modi con noi, vestito con indumenti che lo infagottano o con un volto di cui non si riconoscono i connotati precisi, che parla una lingua sconosciuta, straniera e che ci costringe a delle azioni che non gradiamo o che temiamo e che ci mette in fuga. Oppure possiamo ritrovarci in un villaggio di uomini antichi, tribali, che si muovono in modi differenti da quelli occidentali e invece di parlare una lingua di ospitalità, sembrano ostili, rabbiosi per non essere compresi da noi nel discorso che stanno compiendo al nostro cospetto. In questi due casi, ad esempio, l’Ombra emerge dall’inconscio prendendo le sembianze di stranieri, ora singoli, ora di gruppo, ma ciò che interessa osservare è l’essere straniero di queste componenti psichiche, come se si stesse parlando di parti psichiche sconosciute al soggetto e alla sua coscienza. Questo manifestarsi dell’Ombra è fatto molto positivo, poiché le consente di presentarsi alla coscienza, quindi di essere raccontata, conosciuta, dunque integrata e progressivamente elaborata. La sfumatura emotiva di paura del soggetto intimorito per la rudezza dei modi o l’aggressività che indicano i gesti dell’Ombra, potrebbero altresì riguardare il fatto che il sognatore non ha riconosciuto queste sue parti che quanto più sono neglette e tenute lontano dalla coscienza, cioè inascoltate, tanto più importunano e tendono a imporsi sul soggetto, minacciando invasioni della coscienza, che poi noi potremo chiamare sintomi. Oppure in sogno ci vediamo arrivare un gatto che ci si fa dinanzi miagolando e che pian piano inizia a crescere a dismisura fino a raggiungere dimensioni giganti che ci superano in grandezza in modo spropositato. In tal caso si potrebbe pensare a quanto il soggetto stia mettendo da parte il mondo istintuale rappresentato dall’animale felino, che cosi cerca di giganteggiare nello spazio onirico, per compensare l’esiguità di spazio donato allo stesso mondo istintuale dalla coscienza. Oppure sognare un treno mastodontico, la cui locomotiva avanza verso il sognatore, può voler rimandare all’azione massiccia di un Superio, ovvero di un’istanza repressiva psichica, molto importante sul mondo desiderante del soggetto che ne resta schiacciato. Insomma gli esempi qui possono essere guida al comprendere come l’Ombra cerchi una propria rappresentazione che la Coscienza possa accogliere facendone nuovo senso differenziante e di crescita arricchente per il Sè quale personalità totale. La non recettività delle parti psichiche-Ombra da parte del soggetto, condurrebbe ad un’inflazione dell’Io, ovvero un risalimento di quei contenuti negati alla coscienza, mettendo dunque l’io a dura prova di tenuta, perché invaso e colonizzato da quegli stessi contenuti inconsci.

Sognare di incontrare l’Ombra significa per il soggetto procedere nel processo di Individuazione. Per Jung il soggetto, per tutto l’arco della vita, ha il compito dell’individuazione relativamente alle strutture psichiche inconsce, che arricchiscono ma ostacolano al contempo la sua realizzazione individuativa. Per dar corso al processo di individuazione, l’individuo deve affrontare l’incontro tra l’Io e l’Inconscio, quest’ultimo articolato secondo la fenomenologia dell’Ombra personale e delle immagini archetipiche. Il dialogo creatore che ne deriva riguarda l’integrazione di parti dell’inconscio alla coscienza. Jung ha studiato attraverso i disegni dei suoi pazienti i movimenti di individuazione psichica che si rendono visibili attraverso successive modificazioni contenutistiche pittoriche, soprattutto nel disegno dell’albero. Il soggetto sviluppa nella rappresentazione arborea l’andamento di alcuni complessi psichici, il loro orientamento, la loro minore o maggiore espansione verso l’alto, come dimensione dello spirito volto ad aspirazioni sublimate, o verso il basso, con preponderanza di radici rispetto alla chioma ad esempio, come segno di un’esistenza maggiormente introversa verso il polo inconscio poco espresso, oppure si volge allo sviluppo di nuovi processi di consapevolezza integrata evidenti in nuove gemmazioni arboree oppure può disegnare via via un ingrossamento del fusto come forza dell’Io, o siglare con alcuni nodi del legno i traumi vissuti o i complessi irrisolti nel ciclo di vita. Pensiamo ad esempio all’Albero di Jesse o Albero della Vita, simbolo archetipico per eccellenza, in cui è rappresentata la schematizzazione dell’albero genealogico di Gesù a partire da Jesse, padre del re David, spesso raffigurato dormiente alla base del fusto, personaggio importante nelle tre religioni, cristiana, ebraica, islamica. Tale immagine archetipica può ben farci comprendere come sia presente nella raffigurazione dell’albero il nesso genealogico dell’individuo in chiave transgenerazionale, ovvero attraverso le generazioni che l’hanno preceduto. I girali dei rami vanno verso l’alto e in orizzontale. Anche G. Klimt ne ha dato una propria interpretazione pittorica in “Giallo Blu Rosso”, dipinto del 1909 (v. immagine in evidenza). In ogni caso l’albero come rappresentazione dello psichico ne raffigura lo status vibratile e di soffio, che ondeggia e si salda, che tramuta e prende forme variegate nel fogliame e nella struttura del tronco e delle radici. Ricordiamo qui anche il complesso scultoreo del Bernini, visibile presso la Galleria Borghese a Roma, di Apollo e Dafne. Nel momento in cui Apollo, colto da amore, ha ormai toccato Dafne, che vuole sfuggirgli, ella si trasforma in Lauro (che in greco antico è appunto “dafne”). Si potrebbe qui intravedere il complesso psichico della “coniunctio” o congiungimento, nella sua dinamica opposizione individuativa data dalla metamorfosi arborea con cui Dafne si sottrae all’abbraccio di Apollo in sembianze umane. Ciò farebbe pensare alla dimensione di tensione dialettica degli opposti psichici, in tal caso tra simbiosi e differenziazione, tipici del fenomeno psichico individuativo. D’altronde il motivo dell’abbraccio ricorre, secondo il trasmutare pervasivo dell’inconscio archetipico, anche nell’opera di G. Klimt (guardando il dipinto sulla destra).

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